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EPATITE VIRALE C – L’alendronato in combinazione con calcio e vitamina D previene l’osteoporosi dopo trapianto di fegato : uno studio prospettico in un singolo Centro.
AGOSTO 2005
L’alendronato è efficace per prevenire l’osteoporosi associata al trapianto di fegato. (Millonig et al., Liver Transpl., 11:960, 2005).

TRAPIANTO DI FEGATO – Uno studio randomizzato aperto per valutare la sicurezza e la farmacocinetica di immunoglobuline antiepatite C umane ( Civacir) in trapiantati di fegato.
AGOSTO 2005
Le immunoglobuline umane contro l’epatite C non presentano effetti collaterali in pazienti affetti da epatite cronica C da sottoporre a trapianto. Ulteriori studi sono richiesti per valutare se la loro somministrazione ha effetti benefici in questo gruppo di pazienti. (Davis et al., Liver Transpl;11,941, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO – La positività delle crioglobuline sieriche si associa a peggiore evoluzione del trapianto di fegato nell’epatite cronica C.
AGOSTO 2005
La presenza delle crioglobuline sieriche è un predittore indipendente di più severa evoluzione di malattia epatica, severa fibrosi e minore sopravvivenza dopo trapianto di fegato per epatite C (Rayhill et al., Transplantation, 80,448, 2005).

STEATOSI EPATICA- Disfusione endoteliale e profilo di rischio cardiovascolare nella steatosi epatica non alcolica.
AGOSTO 2005
Il rischio di malattia epatica avanzata è ben dimostrabile nei pazienti affetti da steatosi epatica non alcolica ma in una larga maggioranza dei casi è osservabile la malattia cardiovascolare che indirettamente limita il numero di scompensi epatici.(Villanova et al., Hepatology, 42, 473, 2005.)

CIRROSI EPATICA- Funzione circolatorio e sindrome epatorenale nella cirrosi epatica.
AGOSTO 2005
La sindrome epatorenale è il risultato della riduzione dell’output cardiaco nell’ambito si una severa vasodilatazione arteriosa. (Ruiz-del-Arbol et al., Hepatology, 42, 439, 2005.)

CIRROSI EPATICA – Predizione di cirrosi in pazienti con epatite cronica C basandosi su tests di laboratorio standard : risultati di una coorte di pazienti nello studio HALT-C
AGOSTO 2005
Un modello basato su test di laboratorio standard può essere impiegato per predire la cirrosi istologica con alto grado di accuratezza in circa il 50% di pazienti con epatite cronica C. (Lok et al., Hepatology, 42, 282, 2005.)

EPATITE VIRALE C – Trattamento di epatite cronica C avanzata con un basso dosaggio inrementabile di terapia antivirale.
AGOSTO 2005
In una discreta proporzione di pazienti con avanzata epatite cronica C , un trattamento antivirale con basse dosi di farmaci aumentabili può negativizzare l’HCVRNA, stabilizzare la malattia e prevenire la ripresa dell’epatite C dopo il trapianto.(Everson et al., Hepatology, 42, 255, 2005.)

EPATITE VIRALE C – Studio internazionale multicentrico randomizzato controllato di un trattamento dinamicamente individualizzato in confronto al trattamento standard in pazienti con epatite cronica C
AGOSTO 2005
Un miglioramento sull’efficacia virologica non è stata osservata impiegando un trattamento individualizzato.(Zeuzem et al., J. Hepatol., 43, 250, 2005)

EPATITE VIRALE C- Interferone peghilato alfa2b e ribavirina per il trattamento di pazienti con epatite cronica C refrattari al trattamento.
AGOSTO 2005
La risposta all’interferone peghilato e ribavirina in soggetti precedentemente non responsivi all’interferone classico e ribavirina con genotipo 2 e 3 e in relapser è comparabile ai risultati osservabili in pazienti precedentemente non trattati. (Krawitt et al., J. Hepatol., 43, 243, 2005)

EPATITE VIRALE B – Cinetica virale in pazienti affetti da epatite cronica B resistenti alla Lamivudina durante una terapia di combinazione Adefovir-Lamivudina
AGOSTO 2005
Sebbene recenti studi non mostrino alcuna differenza nella riduzione dell’BVDNA confrontando la monoterapia con adefovi5 dipivoxil rispetto all’associazione adefovir-lamivudina in pazienti con epatite cronica B resistente alla lamivudina, l’analisi matematica della cinetica virale precoce suggerisce un effetto addizionale della lamivudina sulla distruzione delle cellule infettate durante la terapia di combinazione Mihm et al., J. Hepatol, 43, 217, 2005).

EPATITE VIRALE C – Terapia non interferonica: un’opzione per il miglioramento della necroinfiammazione in pazienti con epatite cronica C che non possono affrontare la terapia interferonica.
AGOSTO 2005
La somministrazione di ribavirina, amantadina e acido ursodesossicolico è stato confrontato con la somministrazione di silimarine. Il primo trattamento ha ottenuto la normalizzazione delle transaminasi nel 58% dei casi 4 e la risposta biochimica sostenuta nel 28% dei casi in confronto al secondo trattamento in cui la risposta è stata rispettivamente del 15,3 e del 2,8%. La risposta virologica sostenuta si è osservata soltanto nel 2,4% nel primo gruppo e nello 0% nel secondo gruppo. Inoltre nel primo gruppo è stato evidenziato un miglioramento istologico in oltre il 60% dei pazienti. (El-Zayadi et al., Liver Internat. 25, 746, 2005)

EPATITE AUTOIMMUNE – L’Epatite autoimmune tipo 1 : Sicurezza ed efficacia di una terapia medica prolungata
AGOSTO 2005
L’epatite autoimmune può essere trattata con efficacia per 3 o 4 decenni con basso dosaggio di immunosoppressori ottenendo una vita normale e pochi effetti collaterali. Il trapianto di fegato che presenta maggiori rischi di rigetto in questo gruppo, può essere evitato per lunghi periodi nella maggior parte dei pazienti. (Seela et al., Liver Internat., 25, 734, 2005)

EPATITE VIRALE C- Risultati positivi del trattamento della reinfezione di epatite C con interferone alfa2b e ribavirina dopo trapianto epatico. Un follow-up a lungo termine
AGOSTO 2005
La terapia di combinazione con interferone e ribavirina in pazienti trapiantati di fegato con epatite cronica C è un trattamento efficace con alta risposta virologica sostenuta. E’ ben tollerato e porta a un miglioramento istologico. (Yedibela et al., Liver Internat., 25, 717, 2005)

CIRROSI EPATICA – Risultati a lungo termine della paracentesi massiva con somministrazione di albumina in pazienti con peritonite batterica spontanea: uno studio prospettico randomizzato
AGOSTO 2005
La paracentesi massiva con infusione di albumina è efficace come i diuretici e albumina per via venosa per il trattamento della peritonite batterica spontanea con mortalità simile. (Choi et al., J.Gastroenterol. Hepatol., 20, 1215, 2005)

CIRROSI EPATICA – Risultati a lungo termine della paracentesi massiva con somministrazione di albumina in pazienti con peritonite batterica spontanea: uno studio prospettico randomizzato
AGOSTO 2005
La paracentesi massiva con infusione di albumina è efficace come i diuretici e albumina per via venosa per il trattamento della peritonite batterica spontanea con mortalità simile. (Choi et al., J.Gastroenterol. Hepatol., 20, 1215, 2005)

EPATITE VIRALE B- Il cambiamento dell’infezione da virus dell’epatite B in Italia nelle ultime tre decadi
AGOSTO 2005
Alla fine degli anni 70 l’Italia era una nazione a medio livello endemico di infezione da epatite B, mentre oggi è una nazione con infezione molto bassa. Questi cambiamenti importanti sono dovuti a miglioramenti delle condizioni sociali e a misure preventive (come il programma di vaccinazione contro l’epatite B). (Stroffolini, Digest.Liver Disease, 37, 622, 2005).

CIRROSI EPATICA- Dimostrazione di una correlazione tra la pressione venosa occludente delle vene sovraepatiche e della pressione venosa portale in pazienti cirrotici
AGOSTO 2005
La misura della pressione occludente delle vene sovraepatiche si correla con la misura diretta della pressione portale e l’accordo è sufficientemente buono per impiegare la prima come metodo surrogato. (Thalheimer et al., Digest Liver Disease, 37, 601, 2005)

CIRROSI EPATICA – Stato psicologico e depressione in pazienti con cirrosi epatica
AGOSTO 2005
I pazienti con cirrosi epatica hanno segni di alterazioni psicologiche e di depressione in relazione alla gravità della malattia. Pertanto un discreto numero di pazienti necessitano di trattamento specifico per tali alterazioni.(Bianchi et al., Dig. Liver Disease, 37, 593, 2005)

STEATOSI EPATICA – Steatosi epatica non alcolica e resistenza all’insulina: importanza dei fattori di rischio e delle caratteristiche istologiche
AGOSTO 2005
La resistenza all’insulina è stata evidenziata nel 33% dei pazienti con steatosi epatica ed è risultata più frequente tra i pazienti con varie alterazioni metaboliche rispetto a quelli esposti a tossici petrolchimici. La presenza di resistenza insulinia nei casi con fibrosi avanzata suggerisce che questa può influenzare la prognosi della steatosi epatica. (Guidorizzi de Siqueira et al., Eur. J. Gastroenterol. Hepatol., 17, 837, 2005.)

CARCINOMA EPATOCELLULARE - Trial randomizzato controllato di confronto tra radiofrequenza percutanea, iniezione percutanea di etanolo o di acido acetico per carcinomi epatocellulari di 3 cm o meno.
AGOSTO 2005
La radiofrequenza percutanea è risultata superiore alla iniezione di etanolo o di acido acetico per quanto riguarda la ripresa tumorale locale e la sopravvivenza; la radiofrequenza percutanea ha però causato maggiori complicazioni.(Lin et al., Gut; 54, 1151; 2005)

EPATITE VIRALE B- Un anno di trattamento con Telbivudina, Lamivudina e combinazione di questi due farmaci in pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg positivi
AGOSTO 2005
Pazienti affetti a epatite cronica B trattati con telbivudina per un anno hanno mostrato una significativa maggiore risposta virologica e biochimica rispetto a quelli trattati con lamivudina. I risultati con un regime di combinazione erano simili a quelli ottenuti con la telbivudina da sola.(Lai et al., Gastroenterology, 129, 528, 2005)

EPATITE VIRALE C- Peginterferone alfa2a e Ribavirina per 16 o 24 settimane in pazienti affetti da epatite cronica C con genotipo 2 o 3
AGOSTO 2005
In pazienti affetti da epatite cronica C con genotipo 2 e 3 (con bassa carica virale) che dimostrano una rapida risposta virologica è sufficiente un trattamento con PEGInterferone alfa2a e ribavirina per 16 settimane. Nei pazienti infetti con genotipo 3 (alta carica virale) è necessario un trattamento più prolungato. (Von Wagner et al., Gatroenterology, 129, 522, 2005)

Stimolazione complementare del trasporto epatobiliare e del sistema epatico di detossicazione da parte della rifampicina e dell’acido ursodesossicolico nell’uomo.
AGOSTO 2005
La rifampicina aumenta la detossicazione degli acidi biliari, la coniugazione della bilirubina e migliora il sistema di trasporto biliare mentre l’acido ursodesossicolico stimola il trasporto canalicolare così come quello degli acidi biliari Questi indipendenti ma complementari effetti possono giustificare l’impiego di entrambi i farmaci per il trattamento delle malattie epatiche colestatiche.(Marchall et al., Gastroenterology, 129, 476, 2005)

EPATITE VIRALE D – La terapia con lamivudina nell’epatite cronica delta. Uno studio pilota multicentrico controllato e randomizzato
AGOSTO 2005
Nei pazienti affetti da epatite cronica D trattati con lamivudina è stata raggiunta una risposta completa sostenuta nell’8% e una risposta parziale istologica positiva nel 26%. La viremia delta non è stata influenzata persino in pazienti con riduzione della viremia D ottenuta con la lamivudina . (Niro er al., Alim. Pharmacol.Therapeutics, 22, 227 , 2005)

EPATITE VIRALE C- La terapia con Interferone è sicura ed efficace nei pazienti con epatite cronica C e malattia infiammatoria intestinale? Uno studio caso-sontrollo
AGOSTO 2005
La risposta biochimica e virologica alla terapia con interferone alfa leucocitario in pazienti affetti da epatite cronica C con malattia cronica intestinale è simile a quella osservata in soggetti con la stessa forma di epatite ma senza malattia intestinale. Gli effetti collaterali sono uguali in entrambi i gruppi di pazienti e non correlabili alla malattia intestinale. Pertanto l’interferone può essere somministrato a questo tipo di pazienti a condizione che la malattia dell’intestino sia in remissione clinica. (Bargiggia et al., Alim. Pharmacol.Therap., 22, 209, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO- Trapianto di Fegato in Pazienti con Presenza del Mutante dell’HBV Resistente alla Lamivudina impiegando Adefovir Dipivoxil più Lamivudina
LUGLIO 2005
L’aggiunta di Adefovir Dipivoxil alla Lamivudina è un efficace profilassi prima del trapianto in soggetti con presenza di mutanti virali resistenti alla Lamivudina.(Lo et al., Liver Transpl., 11,807,2005.)

EPATITE VIRALE B- Evoluzione dell’Epatite Cronica B, HBeAg negativa dopo Inizio con Lamivudinasotto trattamento a lungo termine con Analoghi Nucleosidici o Nucleotidici
LUGLIO 2005
Nell’epatite cronica B HBeAg negativa la terapia per lunghi periodi con analoghi nuclesidici o nucleotidici, dopo inizio con Lamivudina, aumenta la sopravvivenza e riduce il rischio di maggiori complicazioni in confronto ai non trattati e ai pazienti non responsivi all’interferone. Nei pazienti con avanzata fibrosi un attento follow-up per la comparsa di resistenza alla lamivudina deve essere fatto per aggiungere altri antivirali; alternativamente in questi casi si potrebbe iniziare con farmaci che creano minore resistenza.(Papatheodoridis et al., Hepatology, 42, 121,2005)

EPATITE VIRALE C- Fattori Virali e dell’Ospite nell’Epatite C iniziale
LUGLIO 2005
I fattori legati all’ospite sono determinanti più importanti nella dinamica dell’infezione acuta da HCV rispetto ai fattori legati al virus.(Mosley et al., Hepatology, 42, 86, 2005.)

EPATITE VIRALE B- La Cinetica Virale Impiegando Interferone Peghilato alfa-2b e/Lamivudina in Pazienti con Epatite Cronica B, HBeAg negativi
LUGLIO 2005
L’aggiunta di Interferone Peghilato alfa 2b al trattamento con Lamivudina non aumenta il potere di bloccare la produzione dell’HBV né la velocità di scomparsa delle cellule infettate.(Sypsa et al., Hepatology, 42, 77, 2005).

EPATITE AUTOIMMUNE- L’Epatite Autoimmune: Effetto dei Sintomi e della Cirrosi sulla Storia Naturale e sull’Evoluzione
LUGLIO 2005
Pazienti con epatite autoimmune asintomatica all’insorgenza hanno una buona prognosi e possono non richiedere la terapia; la presenza di cirrosi all’iniziale biopsia epatica significa una cattiva prognosi in tutti i pazienti.(Feld et al., Hepatology, 42, 53, 2005.)

STEATOSI EPATICA- Prevalenza e Fattori di Rischio di Steatosi Epatica Non-Alcolica: Studio Dionisio sulla Nutrizione e Fegato
LUGLIO 2005
La steatosi epatica non alcolica Ha un’alta prevalenza nella popolazione generale, non si associa a sospetta malattia epatica, ma si associa a molti fattori della Sindrome Metabolica.(Bedogni et al., Hepatology, 42, 44, 2005.)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Caratterizzazione di Piccoli Noduli nella Cirrosi Valutando la Vascolarità; il Problema del Carcinoma Epatico Ipovascolarizzato
LUGLIO 2005
Il metodo non invasivo suggerito dall’AISF per la diagnosi di epatocarcinoma è soddisfacente in solo il 61% di piccoli noduli nel cirrotico; quindi è frequentemente richiesta la biopsia. Confidando sulle immagini in noduli di 1-2 cm non si fa diagnosi fino al 38% dei casi. Ogni nodulo più grande di 2 cm deve essere guardato con molto sospetto di epatocarcinoma.(Bolondi et al., Hepatology, 42, 27, 2005.)

STEATOSI EPATICA- La steatosi: un Cofattore in altre malattie epatiche
LUGLIO 2005
Un attivo trattamento dell’obesità e una riduzione della statosi può migliorare il danno epatico e ridurre la progressione della fibrosi.(Powell et al., Hepatology, 42, 5, 2005).

EPATITE ALCOLICA- La Dialisi con Albumina Riduce la pressione Portale Acutamente nei Pazienti con Epatite Alcolica Severa
LUGLIO 2005
La dialisi con Albumina produce una clinica significativa riduzione della pressione portale con un meccanismo non chiaro. La LARS può essere utile nella terapia dell’ipertensione portale nei pazienti con epatite alcolica severa associata a insufficienza epatica.(Sen et al., J.Hepatol. , 43, 142, 2005)

EPATITE VIRALE B- Il Virus e I livelli di Transaminasi Evidenziano la Comparsa di Resistenza al Farmaco durante il Prolungato Trattamento con Lamivudina nell’Epatite Cronica B
LUGLIO 2005
Lo stato dell’HBeAg, i livelli di HBVDNA e di transaminasi e la durata del trattamento sono i fattori predittivi della comparsa della mutazione virale durante la terapia con Lamivudina nell’Epatite cronica B e dovrebbero essere presi in considerazione nel disegno terapeutico.(Chang et al., J. Hepatol., 43, 72, 2005).

EPATITE VIRALE B-Sicurezza e Attività Antivirale dell’Emtricitabina per il Trattamento dell’Epatite Cronica B: uno Studio lungo 2 Anni
LUGLIO 2005
L’Emtricitabina è stata ben tollerata e ha dimostrato una potente attività antivirale in trattamenti fino a 2 anni in pazienti con epatite B cronica. Basandosi su questi dati è suggerito un dosaggio di 200 mg una volta al giorno per futuri studi.(Gish et al., J.Hepatol, 43, 60, 2005).

EPATITE VIRALE C-Trattamento combinato con Interferone Peghilato e Ribavirina nella Fase Acuta dopo la Ripresa Epatitica nel Paziente Trapiantato
LUGLIO 2005
Il trattamento con Interferone peghilato alfa-2b e Ribavirina nella fase acuta della reinfezione da virus dell’epatite C dopo trapianto di fegato porta a una risposta virologica precoce del 62,5% e una risposta sostenuta del 34,7%. La combinazione è sicura, con bassa percentuale di sospensione.(Castells et al., J.Hepatol, 43, 53, 2005)

EPATITE VIRALE B E C- La steatosi epatica nell’epatite cronica B e C: predittori, distribuzione ed effetto sulla fibrosi
LUGLIO 2005
La steatosi epatica è comune nell’epatite cronica B e C e si associa a un aumento della circonferenza addominale, a un’alterazione del glucosio e del C-peptide e del genotipo 3 nell’epatite cronica C. Il grado di steatosi si correla con la progressione della fibrosi nell’epatite cronica C genotipo non-3. (Gordon et al., J.Hepat. 43, 38, 2005).

EPATITE VIRALE C- Sicurezza ed efficacia dell’interferone peghilato + ribavirina in pazienti con epatite cronica C e fibrosi a ponte o cirrosi.
LUGLIO 2005
La terapia di combinazione con interferone peghilato più ribavirina sembra efficace in questo gruppo di pazienti eccetto in quelli che avevano precedentemente fallito utilizzando l’associazione interferone-ribavirina. Questa terapia è sicura con un appropriato monitoraggio ma la tolleranza sembra peggiore in pazienti con una malattia epatica avanzata.(Marrache et al., J.Viral Hepatitis, 12, 421, 2005)

EPATITE VIRALE B- Risposta a lungo termine al trattamento con lamivudina (fino a 5 anni) in pazienti con epatite cronica B severa; ruolo del genotipo e della resistenza al farmaco
LUGLIO 2005
Dati raccolti dall’impiego di lamivudina fino a 5 anni indicano che non ci sono differenze nelle risposte biochimiche virologiche tra genotipi. La cirrosi era più prevalente con genotipi specifici. Non si sono riscontrate influenze del genotipo sullo sviluppo di resistenza alla lamivudina, tuttavia la severità della malattia epatica è influenzata dal genotipo stesso. (Moskovitz et al., J. Viral Hepatitis, 12, 398, 2005)

EPATITE VIRALE B- Efficacia di un ritrattamento con la bilirubina in pazienti con ripresa di malattia dopo un’iniziale trattamento con lamivudina nell’epatite cronica B HBeAg positiva
LUGLIO 2005
Un ritrattamento con lamivudina in pazienti che hanno presentato relapse dopo terapia iniziale con la stessa lamivudina, hanno una maggiore percentuale di risposta e una minore durata di sieroconversione dell’HBeAg in confronto al periodo iniziale. (Shin et al., J.Viral Hepatitis, 12, 393, 2005)

EPATITE VIRALE C – L’interferone peghilato alfa2b + ribavirina in pazienti egiziani con epatite cronica C, genotipo 4.
LUGLIO 2005
Nonostante un blando insignificante incremento della risposta a fine terapia e 6 mesi dopo la sospensione utilizzando l’interferone peghilato, la scarsa risposta del genotipo 4 in Egitto (4a) ai vri tipi di innterferone può essere correlata a una resistenza intrinseca del virus all’interferone. (Derbala et al., J.Viral Hepatitis, 12, 380, 2005)

EPATITE VIRALE C- l’aferesi selettiva dei granulociti e dei monoliti per aumentare l’efficacia dell’interferone alfa + ribavirina nei pazienti con alti livelli plasmatici di virus dell’epatite C
LUGLIO 2005
L’aferesi dei granulociti e dei monoliti depleta le riserve extraepatiche di virus dell’epatite C contribuendo all’eliminazione del virus. Altri addizionali meccanismi sono verosimili e devono essere chiariti in futuri studi in un maggior gruppo di pazienti. (Sawada et al., Dig. Liver Dis., 37, 515, 2005).

CIRROSI EPATICA – Effetti della somatostatina, terlipressina e Somatostatina più terlipessina sulla emodinamica portale sistemica e sulla escrezione renale di sodio in pazienti con cirrosi.
LUGLIO 2005
La terapia di combinazione con somatostatina e terlipressina non esercita un aggiuntivo effetto ipotensivo portale nei cirrotici in confronto alla sola terlipressina, mentre la somatostatina da sola può alterare l’emodinamica sistemica. Confrontata con la somatostatina, la terlipressina esercita un effetto più benefico sull’escrezione renale di sodio in pazienti con o senza ascite. (Kalambokis et al., J.Gastroenterol.Hepatol., 20, 1075, 2005)

EPATITE ALCOLICA – Risposta della bilirubina ai corticosteroidi nell’epatite alcolica severa
LUGLIO 2005
I pazienti con un calo del 25% della bilirubina dopo 6-9 giorni di terapia con corticosteroidi hanno un significativo e prolungato miglioramento. (Morris et al., Eur. J. Gastroenterol. Hepatol., 17, 759,2005).

EPATITE VIRALE B- I livelli sierici dell’HBVDNA differenziano i portatori inattivi dai pazienti con epatite cronica B
LUGLIO 2005
La misura dei livelli sierici di HBVDNA eseguita più di due volte è utile per distinguere tra epatite cronica B e potatore inattivo. (Seo et al., Eur. J. Gastroenterol. Hepatol., 17,753, 2005)

CIRROSI EPATICA- Le cause della trombosi portale nei pazienti cirrotici: ruolo dei fattori genetici ed acquisiti
LUGLIO 2005
Nei pazienti cirrotici le mutazioni genetiche della protrombina non sono la causa della trombosi portale. Due terzi dei casi si sviluppano dopo scleroterapia e interventi chirurgici addominali; nei restanti casi la patogenesi rimane ignota. (Mangia et al., Eur. J.Gastroenterol. Hepatol., 17,745,2005).

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Un trial randomizzato controllato di confronto tra radiofrequenza e iniezione di etanolo nei piccoli carcinomi epatocellulari
LUGLIO 2005
Prendendo in considerazione la maggiore sopravvivenza, l’ablazione dei piccoli carcinomi epatocellulari con radiofrequenza è superiore ai risultati ottenuti con iniezione di etanolo..(Shiina et al., Gastroenterology , 129, 122, 2005).

STEATOSI EPATICA- La storia naturale della steatosi epatica non alcolica: uno studio basato su una coorte di persone.
LUGLIO 2005
La mortalità nel gruppo di pazienti in cui è stata diagnosticata una steatosi non alcolica è più elevata rispetto alla popolazione generale e si correla all’età più avanzata, ad alterazioni del metabolismo del glucosio e alla cirrosi. La malattia di fegato è la causa di morte più frequente sebbene il rischio assoluto sia basso.(Adams et al., Gastroenterology, 129, 113,2005)

EPATITE VIRALE C- La Soppressione dell’Ematopoiesi durante la Terapia dell’Epatite Cronica C con differenti Interferoni alfa in terapia singola o combinata
LUGLIO 2005
Le terapie basate sull’interferone si associano sul decremento di tutte le tre linee dell’ematopoiesi, indipendentemente dal tipo di Interferone impiegato. Il maggiore effetto soppressivo dell’Interferone Peghilato alfa-2° sulle leucopoiesi potrebbe dipendere dall’effetto della dose. (Schmidt et al.,Gut 54,1014, 2005)

EPATITE VIRALE B- La Risposta all’Interferone alfa é Dipendente dal Genotipo del Virus dell’Epatite B: il Genotipo A è più Sensibile all’Interferone rispetto al Genotipo D
LUGLIO 2005
I genotipi A e D sono importanti fattori indipendenti predittori di risposta o meno all’Interferone nell’epatite cronica B. Un adattamento della terapia in funzione del genotipo potrebbe migliorare la risposta al trattamento.(Erhardt et al ., Gut, 54,1009, 2005)

EPATITE VIRALE C- La Resistenza all’Insulina é la causa di Steatosi e di Progressione Fibrotica nell’Epatite Cronica C
LUGLIO 2005
La resistenza all’insulina è più la causa che la conseguenza della statosi e della fibrosi nei pazienti con genotipo 1 e questa aumentata insulina circolante è un rischio di fibrosi attraverso la statosi indotta dall’insulina.(Fartoux et al., Gut, 54,1003,2005).

STEATOSI EPATICA- Risposta Immune verso I Prodotti della Per ossidazione Lipidica come Predittore di Progressione della Statosi non Alcolica verso la Fibrosi Avanzata
LUGLIO 2005
La presenza di reazione immuni, innescate dallo stress ossidativi può essere un fattore predittivo indipendente di progressione della statosi non alcolica verso un’avanzata fibrosi.(Albano et al., Gut ,54,987,2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Migliore Sopravvivenza delle Donne con Carcinoma Epatico Primitivo: Correlate all’Uso della Pillola Contraccettiva?
LUGLIO 2005
Il sesso è una variabile indipendente per una migliore sopravvivenza dopo terapia del carcinoma epatico. Le donne hanno maggiore sopravvivenza. La storia di un uso di contraccettivi orali migliora la sopravvivenza.(Lam et al., J.Clin. Gastroenterol., 39,533, 2005).

CIRROSI EPATICA- Diagnosi di Cirrosi Epatica: confronto tra un’Ecografia modificata e la Laparoscopia in 100 Pazienti consecutivi
LUGLIO 2005
La valutazione della trasmissione del battito cardiaco sulla superficie epatica migliora la capacità dell’ecografia per la diagnosi di cirrosi; dovrebbe pertanto essere parte integrante dell’esame routinario ecografico del fegato.(Weickert et al., J.Clin. Gastroenterol., 39,529, 2005).

TRAPIANTO DI FEGATO- Trapianto d’Organo in Soggetti HBsAg negativi con Presenza di Anticorpi anti-HBc: basso Rischio di Riattivazione dell’HBV
GIUGNO 2005
Una riattivazione subclinica dell’infezione HBV si é dimostrata in una significativa proporzione di soggetti HBsAg negativi dopo trapianto d’organo.( Knoll et al , Transplantation, 79,1631, 2005).

EPATITE VIRALE B- Profilo Virologico dei Portatori Inattivi del Virus dell’Epatite B: Valutazione mensile per un Anno
GIUGNO 2005
Il grado di soppressione della replicazione del portatore inattivo varia nel tempo e l’entità e la qualità della variabilità dell’HBVDNA è comparabile tra i portatori attivi e inattivi.(Cacciola, et al., Liver International, 25, 555, 2005)

EPATITE VIRALE B-Infezione da Virus dell’Epatite B nel Tessuto Linfatico di Portatori Inattivi del Virus
GIUGNO 2005
Il tessuto linfatico umano non sembra supportare la replicazione virale in soggetti anti-HBc positivi con HBVDNA sierico negativo; il genoma virale infatti se è presente, lo è in forma integrata nel DNA dell’ospite.(Umeda et al., J Hepatol., 42, 806, 2005)

MALATTIE EPATICHE E HIV-Le Malattie Epatiche sono la maggior Causa di Morte tra i Soggetti HIV Positivi: Ruolo dei Virus dell’Epatite B e C e dell’Alcol
GIUGNO 2005
La malattia epatica è attualmente la principale causa di morte tra i co-infetti con HIV/HCV e lo sta diventando anche per la coeinfezione HIV/HBV. Il rischio maggiore è per coloro che presentano la coinfezione HIV/HBV/HCV.(Salmon-Ceron et al.,J. Hepatol., 42, 799,2005)

EPATITE VIRALE C-Prevenzione della Depressione che si Associa al Trattamento con Interferone alfa in Pazienti a Rischio Psichiatrico affetti da Epatite Cronica C
GIUGNO 2005
IFN alpha induced depression in psychiatric risk patients can be ameliorated by both the use of antidepressants as well as by intensive psychiatric care. (Schaefer et al., J.Hepatol., 42, 788, 2005).

EPATITE VIRALE B-Controllo a lungo Termine dopo Trattamento con Interferone Peghilato associato a Lamivudina in Pazienti con Epatite Cronica B, HBeAg positivi
GIUGNO 2005
Il trattamento di combinazione con Interferone Peghilato e Lamivudina è in grado di ottenere risposta virologica sostenuta superiore a quella osservata con la sola lamivudina fino a 3 anni dopo la terapia.(Chan et al., Hepatology, 41, 1357, 2005.)

CIRROSI BILIARE PRIMITIVA-Uno Studio Randomizzato cross-over con Ondansetron in Pazienti con Cirrosi Biliare Primitiva e Stanchezza
GIUGNO 2005
La somministrazione di Ondansetron non è in grado di ridurre la stanchezza nei pazienti con cirrosi biliare primitiva; la sua efficacia è simile a quella del placebo.(Theal et al., Hepatology;41,1305,2005).

EPATITE VIRALE C-Uno Studio Randomizzato Controllato con Interferone peghilato alfa-2a o Interferone alfa-2a associati a ribavirina e Amantadina in confronto a Interferone alfa-2a associato a Ribavirina per il Trattamento di Pazienti con Epatite Cronica c mai trattati
GIUGNO 2005
Nel trattamento di pazienti con epatite cronica C, mai trattati precedentemente la triplice terapia con Iinterferone peghilato alfa-2a, ribavirina e amantadina causa maggiore risposta virologica sostenuta rispetto alla duplice e triplice terapia con Interferone alfa-2a (non peghilato).(Mangia et al., J.Viral Hepatitis, 12, 292, 2005)

EPATITE VIRALE B-Lamivudina in Confronto a Lamivudina e Interferone per il Trattamento dell’Epatite Cronica B, HBeAg negativa
GIUGNO 2005
L’efficacia del trattamento di associazione è simile a quella della sola lamivudina; tuttavia la combinazione diminuisce il rischio della comparsa di mutanti virali, resistenti alla terapia.(Yurdaydin et al., J.Viral Hepatitis, 12, 262, 2005).

EPATITE VIRALE B-Possibile Contributo di una Pregressa Infezione da Virus dell’Epatite B allo Sviluppo del Carcinoma Epatocellulare
GIUGNO 2005
Viene sostenuto un possibile contributo di una pregressa infezione da virus dell’Epatite B per lo sviluppo del carcinoma epatico. (Tanaka et al., J.Gastroenterol. Hepatol., 20, 850, 2005)

EPATITE VIRALE B-La Presenza del Mutante Precore del Virus dell’Epatite B si Associa a Bassa ProbabilitA’ di Riattivazione Virale dopo Terapia a lungo Termine con Lamivudina.
GIUGNO 2005
La presenza del mutante precore (Epatiti croniche HbeAg negative) in aggiunta a bassi livelli sierici di HBVDNA si associano a basso rischio di riaccensione epatitica dopo terapia con Lamivudina.(Shin et al., J.Gastroenterol.Hepatol., 20, 844, 2005)

STEATOSI EPATICA-Variabilità del Campione Bioptico nella Statosi Epatica Non-Alcolica
GIUGNO 2005
Le lesioni istologiche della steatoepatite sono distribuite in maniera non uniforme attraverso il parenchima epatico; quindi per errori di campionamento si possono porre delle diagnosi inaccurate con la biopsia epatica nella steatosi epatica non-alcolica.(Ratziu et al. Gastroenterology, 128, 1898, 2005)

EPATITE VIRALE B-Il DNA Circolare chiuso intraepatico del Virus dell’Epatite B può Predire la Risposta Sostenuta alla Terapia.
GIUGNO 2005
Alla fine della terapia dell’epatite cronica B i livelli di cccDNA e di HVDNA totale intraepatocitari predicono meglio la risposta virologica sostenuta dell’HBVDNA sierico.(Sung et al., Gastroenterology , 128, 1890, 2005)

EPATITE VIRALE C-Peg-Interferone alfa-2b e Ribavirina nell’Epatite Cronica C, Genotipo 4: Impatto della Durata del Trattamento e della Cinetica virale sulla Risposta Sostenuta
GIUGNO 2005
Nel genotipo 4 l’associazione Interferone peghilato alfa-2b e ribavirina per 36 e 48 settimane è più efficace di 24 settimane di trattamento. Trentasei settimane sono ben tollerate e producono risposta virologica sostenuta simile a quella osservata con 48 settimane di trattamento. (Kamal et al., Gut;54:858, 2005)

EPATITE VIRALE B-Decorso Clinico dei Pazienti con Epatite Cronica B Presentanti Riaccensione Virale durante la Terapia con Lamivudina
GIUGNO 2005
Dopo riaccensione virologica pochi pazienti non sviluppano una riaccensione epatitica, alcuni normalizzano successivamente l’ALT, mentre nella maggior parte dei casi l’ALT continua a fluttuare. (Ide et al., J. Gastroenterol. , 40, 625,2005)

EPATITE VIRALE C-Distribuzione dei Genotipi in 373 Bambini con Epatite Cronica C; Cambiamento della Distribuzione e Correlazione con la Clinica e l’Evoluzione
GIUGNO 2005
I Genotipi 1 e 2 sono ancora i più frequenti negli adolescenti, mentre nei bambini sono in incremento i genotipi 3 e 4. Questi cambiamenti potrebbero cambiare in futuro la storia dell’epatite C, considerando che il genotipo 3 ha la maggiore probabilità di essere eliminato spontaneamente nell’infanzia e che risponde bene alla terapia.(Bortolotti et al., Gut; 54, 852, 2005)

CIRROSI EPATICA-Profilassi Primaria del sanguinamento da varici nei cirrotici non in grado di assumere beta bloccanti: un trial randomizzato utilizzando la legatura
GIUGNO 2005
Questo studio suggerisce che la legatura profilattica delle varici esofagee può essere dannosa, similarmente a quello che era stato osservato con la scleroterapia profilattica (Triantos et al., Alim. Pharmacol. Therap., 21, 1435, 2005)

EPATITE VIRALE B- Peg-Interferone alfa-2a, Lamivudina e la loro combinazione per l’Epatite cronica B, HBeAg positiva
GIUGNO 2005
Nei pazienti con epatite cronica B HBeAg positiva l’Interferone Peghilato alfa-2a mostra superiore efficacia della Lamivudina considerando la percentuale della sieroconversione HBeAg, della negativizzazione dell’HBVDNA e della sieronversione dell’HBsAg.(Lau et al., N.Engl.J.Med., 352,2682, 2005)

EPATITE VIRALE B-Terapia a lungo termine con Adefovir Dipivoxil dell’Epatite Cronica B, HBeAg negativa
GIUGNO 2005
Nell’epatite cronica B HBeAg negativa le risposte ottenute dopo 48 settimane di trattamento con Adefovir Dipivoxil si perdono alla sospensione del trattamento. Invece i pazienti trattati per 144 settimane mantengono le risposte con infrequente emergenza di resistenze virali.(Hadziyannis et al., N.Engl. J.Med, 352, 2673, 2005)

EPATITE VIRALE C-L’Endoscopia Digestiva non è un rischio Elevato per la Trasmissione dell’Epatite C
GIUGNO 2005
L’Endoscopia digestiva propriamente eseguita non è un importante rischio per la trasmissione dell’epatite C.(Ciancio et al., J Ann. Intern. Med., 142, 903,2005)

EPATITE VIRALE C-Un epidemia di Epatite C tra Pazienti seguiti ambulatoriamente in una Clinica Ematologica/Oncologica
GIUGNO 2005
Viene descritto lo scoppio di un’epidemia di epatite C causata dall’impiego di soluzione fisiologica contaminata dal riuso delle siringhe.(Macedo de Oliveira et al., Ann.Intern.Med.,142, 898, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Percutanea radiofrequenza del carcinoma epatico come ponte verso il trapianto di fegato
MAGGIO 2005
La radiofrequenza per cutanea del carcinoma epatocellulare è un efficace ponte verso il trapianto di fegato in pazienti con buona funzione epatica e tumore facilmente accessibile. (Lu et al., Hepatology, 41, 1130, 2005)

EPATITE VIRALE C- L’interferone peghilato alfa-2b e ribavirina per il trattamento di bambini e adolescenti affetti da epatite cronica C
MAGGIO 2005
Il trattamento di combinazione con interferone peghilato alfa-2b ha mostrato risultati incoraggianti ed è stato ben tollerato in bambini e adolescenti affetti da epatite cronica C. (Wirth et al., Hepatology, 41,1013, 2005)

EPATITE VIRALE C- Diagnosi dell’epatite acuta virale C mediante ripetute determinazioni del titolo delle IgM; anti-HCV
MAGGIO 2005
Riscontro di alti e variabili livelli di IgM anti HCV nella fase iniziale di malattia può far diagnostica un’epatite acuta C e permettere un precoce trattamento antivirale.(Sagnelli et al, J Hepatol, 42, 646,2005).

EPATITE VIRALE C – Trattamento con interferone peghilato alfa-2b e ribavirina nei pazienti con crioglobulinemia mista associata al virus dell’epatite C: uno studio pilota
MAGGIO 2005
L’Interferone peghilato alfa-2b associato alla ribavirina è sicuro e utile nei pazienti con crioglobulinemia mista, ma non così efficace come nei pazienti affetti da epatite cronica C senza crioglobulinemia.(Mazzaro et al., J.Hepatol., 42, 632, 2005)

EPATITE VIRALE C E CARCINOMA EPATOCELLULARE- Fattori di rischio per lo sviluppo di carcinoma epatocellulare in pazienti con epatite cronica C che hanno ottenuto una risposta virologica sostenuta dopo terapia con interferone
MAGGIO 2005
Pazienti che avevano fibrosi severe, che assumevano regolarmente una quantità di alcol anche moderata o che avevano un’età superiore ai 65 anni all’inizio della terapia con interferone, dovrebbero essere seguiti con attenzione per l’eventuale comparsa di carcinoma epatocellulare persino dopo eradicazione del virus dell’epatite C. (Tokita et al., J.Gastroent. Hepatol. ,20, 752, 2005)

EPATITE VIRALE B e C- Terapia di combinazione con interferone e ribavirina in pazienti con infezione duplice da virus dell’epatite B e C
MAGGIO 2005
La terapia di combinazione con interferone e ribavirina si è rivelata efficace per ottenere risposta virologica sostenuta del virus dell’epatite C in pazienti con duplice infezione (B e C) simile a quella osservata nei pazienti con la sola infezione da virus dell’epatite C.(Hung et al., J. Gastroent.Hepatol., 20,727, 2005)

EPATITE VIRALE C- Impatto della steatosi epatica sulla risposta virologica in pazienti italiani anziani affetti da epatite cronica C trattati con interferone peghilato alfa2b e ribavirina
MAGGIO 2005
Solo un lieve grado di steatosi influenza negativamente la risposta di una terapia con interferone peghilato alfa2b e ribavirina mentre la una steatosi severa (che nella maggior parte dei casi è correlata al virus) non ha alcun impatto sulla risposta virologica.(Fabris et al., Alim.Pharmacol. Therap., 21, 1173, 2005).

EPATITE VIRALE B- Sicurezza dell’interferone peghilato alfa2b nel trattamento dell’epatite cronica B: fattori che predicono la necessità di ridurre la dose o di sospenderla.
MAGGIO 2005
In pazienti con epatite cronica B e malattia compensata la somministrazione prolungata di interferone peghilato alfa2b è sicura; la preesistente cirrosi e la neutropenia sono i più importanti fattori che predicono la necessità di una riduzione della dose del farmaco o la sua sospensione precoce.(van Zonneveld et al., Alim.Pharmacol.Therap., 21, 1163, 2005).

EPATITE VIRALE B- Profilassi della ripresa dell’epatite B dopo trapianto di fegato in pazienti potatori di virus mutanti resistenti alla lamivudina.
MAGGIO 2005
In portatori di virus mutanti resistenti alla laimivudina il rischio della ripresa dell’epatite B dopo trapianto è basso a condizione che i pazienti ricevano profilatticamente l’adefovir dipivoxil (in aggiunta alla lamivudina e alle immunoglobuline contro il virus dell’epatite B) se hanno alta viremia e solo la lamivudina (o l’adefovir dipivoxil in aggiunta alle immunoglobuline anti-epatite B) se hanno bassa viremia. (Marzano et al., Liver Transpl ., 11,532,2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Analisi dei fattori di rischio per la ripresa del tumore dopo trapianto di fegato per carcinoma epatocellulare: ruolo chiave dell’immunosoppressione
MAGGIO 2005
La ciclosporina è l’unico fattore prognostico indipendente determinante per la ripresa del tumore dopo trapianto di fegato. Alti livelli di ciclosporina favoriscono tale ripresa; pertanto il farmaco dovrebbe essere somministrato ai dosaggi minimi possibili in pazienti trapiantati per carcinoma epatocellulare. (Vivarelli et a., Liver Transpl., 11, 497,2005)

EPATITE VIRALE C- Trattamento con interferone dell’epatite cronica C nei bambini. Remissione a lungo termine nei responder e rischio di progressione della malattia nei non-responder
MAGGIO 2005
La risposta all’interferone nei bambini con epatite C è simile a quella osservata negli adulti. L’evoluzione dei non responder è variabile, dalla persistenza della viremia alla moderata citolisi fino alla progressione verso la cirrosi o eventuale eliminazione del virus. (Bortolotti et al., Dig Liver Dis., 37, 336, 2005).

EPATITE VIRALE C- Il virus dell’epatite C si replica nelle cellule mononucleari sanguigne nei pazienti con infezione da virus dell’epatite C occulta.
MAGGIO 2005
Il virus e dell’epatite C replica nelle cellule monunucleate sanguigne in pazienti con infezione occulta da virus dell’epatite C. Pertanto sebbene questi soggetti siano HCVRNA negativi nel siero, potrebbero essere potenzialmente infettivi. (Castillo et al., Gut;54, 682, 2005

CIRROSI EPATICA- Lo shunt transgiugulare intraepatico portosistemico (TIPS) nell’ascite refrattaria: una meta-analisi.
APRILE 2005
La TIPS è un trattamento più efficace per l’ascite refrattaria rispetto alla paracentesi. Tuttavia la TIPS aumenta il rischio di encefalopatia e non migliora la sopravvivenza. (Deltenre et al., Liver International, 25, 349, 2005)

EPATITE VIRALE C- Impatto di una infezione occulta da virus dell’epatite B sull’efficacia e la prognosi della terapia con interferone alfa in pazienti affetti da epatite cronica C.
APRILE 2005
Nei soggetti con epatite cronica C l’infezione occulta da HBV può non avere un significativo impatto sulla risposta alla terapia interferonica e sullo sviluppo di carcinoma epatico: La malattia occulta da HBV può essere sensibile all’interferone sebbene l’HBV non viene completamente eradicato. (Hasegawa et al., Liver International, 25, 247, 2005

EPATITE VIRALE C- Evoluzione a lungo termine delle alterazioni tiroidee autoimmuni indotte dall’interferone in pazienti con epatite cronica C.
APRILE 2005
Tutti i pazienti con alterazioni tiroidee indotte da interferone dovrebbero essere trattati con farmaci, tuttavia le alterazioni non sono sempre reversibili . Pertanto bisogna non soltanto controllare lo sviluppo di eventuali patologie tiroidee durante la terapia con interferone ma anche la successiva evoluzione. (Doi et al., Liver International, 25, 242, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Confronto della ricomparsa del tumore dopo resezione epatica in pazienti con epatite B verso pazienti con epatite C e piccoli carcinoma epatocellulari in un’area endemica per il virus dell’epatite B.
APRILE 2005
L’infezione da virus dell’epatite C in confronto a quello dell’epatite B ha una maggiore probabilità di ricomparsa di carcinoma epatico dopo resezione del fegato in pazienti con piccolo carcinoma. Livelli bassi di albumina sierica si associano significativamente a maggiore probabilità di ricomparsa del tumore. (Huang et al., Liver International, 25, 236, 2005)

EPATITE VIRALE C- In pazienti con patite cronica C e cirrosi, l’infezione da SEN virus influenza le alterazioni epatiche ma non l’incidenza di carcinoma epatocellulare.
APRILE 2005
La coinfezione con virus SEN può influenzare le alterazioni istologiche del fegato in pazienti con epatite cronica C e cirrosi , ma non influenza l’evoluzione della malattia epatica.(Moriyama et al., Liver International, 25, 226, 2005)

EPATITE VIRALE B- Influenza della carica virale e del genotipo nella progressione della cirrosi da epatite B a epatocarcinoma
APRILE 2005
Pazienti con genotipo C e continui alti livelli di HBVDNA per 5 anni o più sono ad alto rischio di sviluppo di epatocarcinoma. Il mantenere continuamente basso l’HBVDNA per 3 anni o più con terapia antivirale può essere utile per prevenire o ritardare l’insorgenza dell’epatocarcinoma. (Mahmood et al., Liver International, 24, 220, 2005)

EPATITE VIRALE C- Efficacia antivirale di un inibitore della NS3-serina proteasi (BILN 2061) in pazienti con epatite cronica C, genotipi 2 e 3.
APRILE 2005
L’efficacia antivirale della BILN-2061, un inibitore della serina proteasi, è meno elevata e più variabile in pazienti con patite cronica C con genotipo 2 o 3 rispetto a pazienti con genotipo 1 come osservato precedentemente. Una minore affinità del farmaco per la NS3 proteasi nel genotipo 2 e 3 può verosimilmente spiegare questi dati. (Reiser et al., Hepatology, 41, 832, 2005

EPATITE VIRALE C- Mortalità tardiva correlata al fegato da epatite C acquisita dopo trasfusioni.
APRILE 2005
Da questo studio la mortalità correlata al fegato appare maggiore tra i soggetti anziani infettati da HCV dopo trasfusione in giovane età.(Kamitsukasa et al., Hepatology;41, 819, 2005)

EPATITE VIRALE C- Prevalenza e significato di disfunzione neurocognitiva in pazienti con epatite cronica C in assenza di fattori di rischio correlati.
APRILE 2005
Mentre i dati di questo lavoro supportano un’associazione tra l’epatite cronica C e indice di interessamento del sistema nervoso centrale in un gruppo di pazienti attentamente studiati per eliminare altri fattori che potrebbero influenzare l’integrità neurocognitiva, il significato clinico di tali alterazioni risulta poco importante. (McAndrews et al., Hepatology;41,801, 2005.)

EPATITE VIRALE C- Impatto dell’epatite C sulla qualità della vita: una revisione sistematica e una valutazione quantitativa
APRILE 2005
I pazienti con epatite cronica C hanno una peggiore qualità della vita rispetto ai controlli; la qualità della vita migliora nei pazienti che riescono ad ottenere una risposta virologica sostenuta rispetto a quelli senza risposta virologica sostenuta. (Spiegel et al., Hepatology 41,790, 2005)

EPATITE VIRALE C- La coinfezione con HIV accorcia la sopravvivenza dei pazienti con cirrosi scompensata da virus dell’epatite C.
APRILE 2005
La coinfezione con HIV riduce considerevolmente la sopravvivenza dei pazienti con malattia epatica terminale da virus dell’epatite C indipendentemente da altri marcatori di cattiva prognosi. Questo fatto deve essere tenuto in considerazione per stabilire un adeguato tempo per il trapianto in questi soggetti. (Pineda et al., Hepatology, 41,4, 779, 2005)

CIRROSI BILIARE PRIMITIVA- La Budesonide combinata all’acido ursodesossicolico per migliorare l’istologia epatica nella cirrosi biliare primitiva. Uno studio randomizzato di tre anni
APRILE 2005
Nei soggetti con cirrosi biliare primitiva la budesonide combinata all’acido ursodesossicolico migliora l’istologia epatica, mentre l’effetto del solo acido ursodesossicolico si osserva principalmente sui valori di laboratorio. Sono necessari studi più lunghi utilizzando per confermare la sicurezza e l’efficacia di questa associazione. (Rautiainen et al., Hepatology, 41, 747, 2005.)

CARCINOMA EPATOCELLULARE – Ptrognosi del carcinoma epatico: confronto di 7 sistemi di stadiazione in una coorte americana.
APRILE 2005
Lo stato di “performance”, l’estensione del tumore, la funzione del fegato e il tipo di trattamento sono fattori indipendenti per predire la sopravvivenza nella maggior parte dei pazienti con cirrosi e carcinoma epatocellulare. La stadiazione del tumore secondo il criterio di Barcellona include tutti gli elementi e fornisce il modello prognostico migliore in questi pazienti.(Marrero et al., Hepatology,41, 707, 2005.)

CIRROSI BILIARE PRIMITIVA- La severità della colestasi e lo stadio istologico avanzato ma non la condizione di menopausa sono I fattori di maggior rischio di osteoporosi nella cirrosi biliare primitiva.
APRILE 2005
L’osteoporosi è maggiormente presente in donne con cirrosi biliare primitiva rispetto alla popolazione generale. L’età e la severità della malattia piuttosto che lo stato nenopausale sono i maggiori fattori di rischio di osteoporosi in questa malattia epatica. (Guañabens et al., J.Hepatol., 42, 573, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Il trattamento del carcinoma epatocellulare con radiofrequenza in soggetti con cirrosi compensata: uno studio prospettico.
APRILE 2005
Una completa risposta del carcinoma epatico dopo ablazione con radiofrequenza aumenta significativamente la sopravvivenza. La più alta sopravvivenza si ottiene in presenza di modulo <3 cm e di alti livelli basali di albumina e piastrine. La stadiazione clinica del tumore secondo la classificazione di Barcellona è capace di discriminare pazienti con buona o cattiva prognosi. (Cammà et al., J.Hepatol., 42, 535, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Il consumo di caffè ridurre il rischio di carcinoma epatocellulare indipendentemente dall’eziologia della malattia epatica: uno studio caso-controllo
APRILE 2005
L’assunzione di caffè inversamente correlato con la comparsa di carcinoma epatico indipendentemente dalla causa della malattia di fegato.(Gelatti et al., J.Hepatol., 42, 528, 2005)

EPATITE VIRALE B- Persistenza dell’HBVDNA in bambini con epatite cronica B che sieroconvertono ad antiHBs dopo terapia con alfa interferone: correlazioni con specifiche sottoclassi di IgG in risposta all’HBsAg
APRILE 2005
L’HBVDNA può persistere per lungo tempo dopo terapia con interferone nonostante la comparsa degli anticorpi antiHBs. Il monitoraggio di sottoclassi IgG specifiche può predire la persistenza dell’HBVDNA. (Gregorek et al., J.Hepatol, 42, 486, 2005)

EPATITE VIRALE B- Infezione occulta del virus dell’epatite B in una popolazione nord americana
APRILE 2005
La prevalenza dell’infezione occulta di HBV è risultata del 18% nei soggetti con evidenza d’infezione pregressa e dell’8% nei soggetti sieronegativi; inoltre l’età , l sesso e gli esami di laboratorio non identificano i portatori dell’infezione occulta. Infine varianti S sono risultati presenti nella maggioranza dei soggetti. (Minuka et al., J.Hepatol. , 42, 480,2005).

CARCINOMA EPATICO- Terapia del carcinoma epatico avanzato con Octreotide
APRILE 2005
In corso di carcinoma epatico avanzato, sebbene occasionali pazienti mostrino una malattia stabile sotto trattamento con octreotide nella maggior parte dei casi l’efficacia sulla progressione del tumore e sulla sopravvivenza è scarsa. (Slijkhuis et al., J.Clin. Gastroenterol.39, 333, 2005).

BIOPSIA EPATICA- Studio randomizzato prospettico riguardante la posizione del paziente subito dopo la biopsia epatica: veramente la posizione ha importanza?
APRILE 2005
Ai pazienti subito dopo la biopsia epatica dovrebbe essere consigliata una posizione supina o sul fianco destro. (Hyun et al., J.Clin. Gastroenterol., 39,328, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO- Interferone peghilato in confronto all’interferone standard per il trattamento antivirale in corso di ripresa dell’epatite C dopo trapianto di fegato: confronto di tollerabilità ed efficacia
APRILE 2005
Dopo trapianto di fegato il potenziale beneficio del trattamento antivirale viene limitato dalla scarsa tollerabilità dei farmaci.(Toniutto et al., J.Gastroenterol. Hepatol., 20, 577, 2005)

EPATITE VIRALE C- Utilità della misura combinata degli acidi biliari sierici e ferritina come addizionali marcatori prognostici per predire la non risposta al trattamento antivirale dell’epatite cronica C
APRILE 2005
Alti livelli di acidi biliari sierici e ferritina sono fattori prognostici negativi alla risposta di interferone da solo o associato alla ribavirina nei pazienti con epatite cronica C.(Jorquera et al.,J. Gastroenterol. Hepatol. 20, 547, 2005)

EPATITE VIRALE C- Terapia antivirale in malattia cronica di fegato avanzata dovuta all’epatite C: uno studio pilota
APRILE 2005
Basse dosi di interferone e ribavirina aggiustabili singolarmente si sono rivelati utili in pazienti con malattia epatica avanzata ottenendo miglioramento nella funzione epatica, riduzione dello score di Child-Pugh e dell’ascite. Tuttavia è necessario uno stretto monitoraggio per evitare effetti collaterali. (Kumar et al., J. Gastroenterol.Hepatol., 20, 527, 2005)

EPATITE VIRALE C- La steatosi è un importante fattore predittivo di risposta all’interferone in monoterapia in pazienti giapponesi con epatite cronica C genotipo 2a. Caratteristica virologica dei pazienti con steatosi resistenti all’interferone
APRILE 2005
Alti livelli sierici di ferritina e aumentati indici di massa corporea sono fattori indipendenti associati alla steatosi. La risposta virologica sostenuta in pazienti trattati con solo interferone con alto grado di steatosi è significativamente più bassa rispetto a quelli con minore steatosi. (Akuta et al., J. Med. Virol. 75,550, 2005).

EPATITE VIRALE C- L’importante dell’epatite virale C nella genesi delle epatiti croniche in Italia: uno studio multicentrico di prevalenza in 9997 casi
APRILE 2005
L’epatite C è un importante fattore patogenetico di malattie epatiche croniche in Italia. Tuttavia confrontando la prevalenza e l’incidenza dei casi si presume che in futuro l’infezione da HCV avrà un ruolo decrescente, in parte anche in conseguenza del trattamento. (Sagnelli et al., J. Med. Virol. 75, 522, 2005).

EPATITE VIRALE B- Favorevole efficacia di una somministrazione di lamivudina a lungo in pazienti con epatite cronica B: un follow-up per 8 anni.
APRILE 2005
La lamivudina somministrata a lungo migliora la prognosi dei pazienti specialmente quando viene aggiunto il trattamento nelle riprese epatitiche. (Akuta et al., J. Med. Virol. 75,491, 2005).

PRURITO- Uno studio controllato impiegando Ondansetron per il trattamento del prurito in corso di colestasi.
APRILE 2005
La somministrazione di Ondansetron per un breve periodo di tempo non ha arrecato alcun beneficio al prurito dei pazienti con colestasi. (O'Donohue et al., Alim. Pharmacol. Therapeut., 21, 1041, 2005)

EPATITE VIRALE B- Istologia epatica in pazienti asiatici affetti da epatite cronica B trattati a lungo con lamivudina
APRILE 2005
I pazienti che hanno sviluppato mutazioni avevano una alterazione istologica basale peggiore. Con uno sviluppo dei mutanti l’istologia epatica è meno favorevole dopo 3 anni rispetto a dopo 1 anno di trattamento sebbene esista ancora un miglioramento rispetto alla situazione basale.(Yuen et al., Aliment. Pharmacol. Therapeut., 21, 841, 2005)

CIRROSI EPATICA- Il trattamento con colchicina della cirrosi alcolica: uno studio randomizzato controllato contro placebo sulla sopravvivenza dei pazienti
APRILE 2005
In pazienti con cirrosi alcolica avanzata la colchicina non ha mostrato di ridurre la mortalità totale o quella correlata alla malattia di fegato. Le variazioni istologiche dopo 24 mesi di trattamento sono simili nei gruppi trattati con colchicina e placebo. Pertanto questo farmaco non è raccomandato nei pazienti con avanzata cirrosi da alcol.(Morgan et al., Gastroenterology, 128, 4, 882,2005)

CIRROSI EPATICA- Studio randomizzato confrontando la legatura delle varici e il propranololo per prevenire l’emorragia iniziale da rottura di varici in cirrotici con alto rischio di sanguinamento
APRILE 2005
Nei pazienti con cirrosi e varici esofagee ad alto rischio di sanguinamento senza precedenti sanguinamenti, la somministrazione di propranololo rispetto alla legatura delle varici ha mostrato maggiori rischi di primo sanguinamento e di mortalità cumulativa. I costi sono simili.( Jutabha et al., Gastroenterology, 128,4, 870, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO- Profilassi della ripresa dell’epatite virale B dopo trapianto di fegato in portatori di ceppi mutanti resistenti alla lamivudina
APRILE 2005
In portatori di mutante dell’HBV resistente alla lamivudina il rischio di ripresa epatitica dopo trapianto di fegato è basso a condizione che venga somministrato prima e dopo il trapianto l’adefovir dipivoxil (in aggiunta alla lamivudina e alle immunoglobuline) in pazienti con alta viremia e lamivudina profilattica (o adefovir) e immunoglobuline in pazienti con bassa viremia.(Marzano et al.Liver Transpl ,11,532-538, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO- - Analisi dei fattori di rischio di ripresa tumorale dopo trapianto di fegato per carcinoma epatico. Ruolo chiave dell’immunosoppressione
APRILE 2005
Alti livelli di ciclosporina favoriscono la ripresa del tumore; pertanto la ciclosporina deve essere somministrata ai più bassi livelli possibili per minimizzare il rischio.(Vivarelli et al., Liver Transpl 11,497,2005)

EPATITE VIRALE C- Efficacia di una terapia breve con interferone in pazienti con epatite cronica C genotipo 2a
APRILE 2005
La durata della terapia con interferone può essere accorciata a meno di 24 settimane in pazienti con buoni fattori predittivi di risposta. (Tabaru et al., Am J Gastroenterol.;100, 862, 2005)

EPATITE VIRALE B- Effetti dell’indometacina sui marcatori di replicazione virale in portatori asintomatici di epatite B: uno studio randomizzato controllato contro placebo.
APRILE 2005
La somministrazione di indometacina nei pazienti asintomatici portatori dell’HBsAg si è rivelata utile in quelli con HBVDNA o HBeAg positivi. (Bahrami et al., Am J Gastroenterol; 100, 856, 2005).

ALCOLISMO- Efficacia e tollerabilità del Naltrexone iniettabile a lento rilascio per la dipendenza alcolica. Uno studio randomizzato controllato
APRILE 2005
Il natrexone a lento rilascio è ben tollerato e produce una riduzione dell’introduzione di alcol durante sei mesi di trattamento. Pertanto questo farmaco è utile nel trattamento della dipendenza alcolica. (Garbutt et al., JAMA. 293, 1617, 2005)

STEATOEPATITE NON ALCOLICA- Incidenza e fattori di rischio della steatoepatite non alcolica: studio prospettico in 5408 donne arruolate in un trial italiano di chemoprevenzione con tamoxifene.
APRILE 2005
La somministrazione di tamoxifene si associa a un aumentato rischio di sviluppo di steatoepatite non alcolica solo in donne in sovrappeso e obese; in ogni caso la malattia sia nel gruppo trattato con tamoxifene che con placebo, dopo 10 anni si è rivelata scarsamente evolutiva.(Bruno et al., BMJ, 330,932, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Il diabete aumenta il rischio del carcinoma epatico negli Stati Uniti. Uno studio caso controllo basato sulla popolazione
APRILE 2005
Il diabete aumenta di 2-3 volte il rischio di comparsa di carcinoma epatico indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio, pertanto il diabete è un fattore di rischio indipendente per il carcinoma epatico. (Davila et al., Gut 54, 533, 2005)

CARCINOMA EPATICO- Effetti di un trattamento combinato con talidomide, megestrolo e interleuchina 2 in pazienti cirrotici con carcinoma epatocellulare avanzato. Uno studio pilota
APRILE 2005
In pazienti cirrotici il trattamento combinato con talidomide, megestrolo (+ interleuchina 2) non è stata in grado di controllare la crescita del carcinoma epatico forse dovutas alla scarsa tolleranza alla talidomiche e alla interleuchina 2.(Mirici Cappa et al., Dig.Liver Dis., 37,4, 254,2005)

STEATOEPATITE NON ALCOLICA- Aspetti metabolici dell’infezione virale C: Steatoepatite simile ma distinta dalla steatoepatite non alcolica
APRILE 2005
Quando si confronta l’epatite C con la steatoepatite non alcolica si osservano numerose similitudini e molte differenze. Queste differenze possono spiegare la maggiore incidenza dello sviluppo di epatocarcinoma nell’epatite cronica C rispetto a quello che si osserva nella steatoepatite non alcolica. In ogni caso l’infezione da HCV deve essere vista non solo come una malattia epatica ma anche come una malattia metabolica.(Koike et al., J. Gastroenterology, 40, 329, 2005)

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti l’epatite B (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- La carica virale predice fortemente il rischio di evoluzione in cirrosi nei pazienti affetti da epatite cronica B indipendentemente dalla presenza o meno dell’antigene e (Chen et al., pag. 172).
- I livelli sierici dell’HBVDNA predicono l’incidenza della cirrosi in pazienti affetti cronicamente da epatite B (Iloeje et al,. pag. 180).
- La carica virale e non I livelli sierici delle transaminasi è il più importante predittore di progressione verso la cirrosi in pazienti infetti cronicamente con il virus dell’epatite B (Iloeje et al, pag. 180).
- Il trattamento con lamivudina provoca una pronta risposta clinica, biochimica e virologica in soggetti affetti da epatite acuta B severa (Hasan et al., pag. 178).
- Il trattamento con interferone migliora la prognosi in pazienti con epatite cronica B HBeAg positiva (Lin et al, pag. 149).
- In pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativa il trattamento con interferone standard ottiene una risposta positiva a lungo termine e un miglioramento clinico nel 20% dei casi. Nei soggetti affetti da cirrosi l’interferone può evitare lo scompenso clinico ma non l’evoluzione verso il carcinoma epatocellulare (Oliveri et al., pag.188).
- Il trattamento con PEG-interferone alfa2a di pazienti affetti da epatite cronica B può ottenere la sieroconversione sostenuta dell’HBsAg (Hadziyannis et al., pag. 178).
- La terapia con interferone peghilato alfa2a per 48 settimane è in grado di indurre alta percentuale di risposta biochimica e virologica sostenuta un anno dopo la fine del trattamento in pazienti con epatite cronica B HBeAg negativa (Marcellin et al., pag. 185).
- L’interferone peghilato alfa2a provoca maggior percentuale di sieroconversione dell’HBeAg rispetto alla lamivudina in pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg positiva (Lau et al., pag.15).
- La terapia di combinazione di interferone peghilato alfa2b e adefovir dipivoxil provoca una forte soppressione del cccDNA e un’alta percentuale di sieroconversione dell’HBe e dell’HBs in pazienti affetti da epatite cronica B (Wursthorn et al., pag. 32).
- I pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativi hanno meno probabilità di avere una riaccensione biochimica durante il trattamento con lamivudina (Akarca et al., pag. 170).
- Il trattamento con adefovir oltre le 144 settimane provoca una aumentata perdita dell’HBeAg con sieroconversione (Marcellin et al., pag.31).
- La cumulativa probabilità di sviluppare resistenza durante il trattamento con adefovir nei pazienti affetti da epatite cronica B è 15% dopo 192 settimane. La combinazione di lamivudina +adefovir appare ridurre le probabilità di sviluppare resistenza all’adefovir. Elevati livelli di HBVDNA alla settimana 48^ predice l’emergenza di resistenza al farmaco (Locarnini et al., pag. 17).
- L’adefovir dipivoxil ha evidenziato efficacia prolungata nel tempo in pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativi (Hadziyannis et al., pag. 178).
- L’Adefovir dipivoxil da solo o aggiunto alla lamivudina ha un’efficacia antivirale in soggetti affetti da epatite cronica B HBeAg negativi diventati resistenti alla lamivudina (Koskinas et al., pag. 181).
- La combinazione Adefovir dipivoxil è un trattamento sicuro ed efficace in pazienti resistenti alla lamivudina (Lampertico et al., pag. 182).
- Il trattamento antivirale con lamivudina e il salvataggio con adefovir dipivoxil (quando compare resistenza alla lamivudina) migliora l’evoluzione dei pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativi (Papatheodoridis et al., pag. 189).
- Non esiste interazione farmacocinetica quando l’entecavir è somministrato insieme alla lamivudina, all’adefovir o al tenofovir(Bifano et al., pag. 171).
- La resistenza all’entecavir non è stata osservata in pazienti mai trattati precedentemente ed è osservata raramente dopo 48 settimane di trattamento in soggetti con epatite cronica B divenuti refrattari alla lamivudina (Colonno et al., pag. 173).
- Oltre il 70% dei pazienti con risposta completa dopo 48 settimane di terapia con Entecavir mantengono una risposta sostenuta 24 settimane dopo la sospensione del farmaco (Gish et al., pag. 177).
- L’Entecavir è ben tollerato per il trattamento di pazienti mai trattati precedentemente e di quelli divenuti refrattari alla lamivudina (Manns et al., pag. 185).
- La Valtorcitabina mostra un’importante soppressione dell’HBVDNA sierico ed è ben tollerata in pazienti affetti da epatite cronica B (Lin et al., pag.16).
- La somministrazione di 30 e 60 mg di LB 80380/ANA380 (un nuovo analogo della guanosina fosfonata) per 12 settimane è sicura, ben tollerata e procura una significativa riduzione dell’HBVDNA in pazienti divenuti resistenti alla lamivudina (Lai et al., pag.31).
- Una dose giornaliera fino a 60 mg di Remofovir per 28 giorni in pazienti con epatite cronica B è ben tollerata e produce significativa riduzione dell’HBVDNA sierico. (Lau et al., pag. 32).

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti l’epatite C (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- In pazienti con cirrosi compensata da HCV o alcol l’aumento di peso si associa all’aumentato rischio di mortalità legata alla patologia epatica (N’Kontchou et al., pag. 23).
- Gli estrogeni hanno probabilmente un ruolo antifibrotico nelle donne affette da epatite C (Codes et al., pag. 202).
- La risposta virologica sostenuta migliora la sopravvivenza nei pazienti affetti da forme compensate o scompensate di epatite C (Cecil et al., pag.10).
- L’interferone peghilato alfa2b in monoterapia migliora la risposta virologica dell’epatite acuta C genotipo 1 e 4; ll trattamento precoce porta ad una aumentata risposta (Kamal et al. pag.8).
- Il ritrattamento con interferone peghilato alfa2b + ribavirina dosata secondo il peso del paziente ottiene una risposta virologica in un importante numero di soggetti che non avevano risposto alla terapia con interferone e ribavirina. Ciò si osserva nei soggetti HCVRNA negativi alla 12^ settimana di trattamento (Poynard et al., pag. 40).
- La somministrazione di interferone peghilato alfa2b e ribavirina è sicura ed efficace nella cirrosi compensata da HCV (Annichiarico et al., pag. 198).
- L’interferone peghilato alfa2a + ribavirina è efficace nei pazienti che hanno presentato relapse dopo terapia con interferone convenzionale con percentuale di risposta simile a quella osservata nei soggetti mai trattati precedentemente (Nevens et al., pag. 214).
- I pazienti affetti da epatite cronica C obesi e non obesi hanno differenti profili virologici e istologici, entrambi hanno un’uguale risposta virologica quando trattati con Interferone peghilato alfa2b con dosaggio scelto in funzione del loro peso corporeo. Quando trattati con la dose standard di Interferone peghilato alfa2a i pazienti obesi hanno minore risposta virologica sostenuta. (Cesario et al., pag.201)
- L’incremento di transaminasi durante la terapia con interferone peghilato e ribavirina è comune e qualche volta con valori assai elevati. Esiste spesso un’associazione con una steatoepatite da sovrappeso che viene indotta o esacerbata ai farmaci ed è indipendente dalla loro attività antivirale (Thurairajah et al., pag. 223).
- Non è stata osservata alcuna differenza significativa per quanto riguarda l’efficacia e la tolleranza tra interferone peghilato alfa2a e interferone peghilato alfa2b (Mauss et al., pag. 213).
- Il mantenimento di una terapia con interferone peghilato alfa2b a basso dosaggio (0,5 microgrammi/kg a settimana) può ritardare lo sviluppo di varici, ridurre la pressione portale e prevenire il sanguinamento delle varici e le complicazioni dell’ipertensione portale (Curry et al., pag. 40).
- La somministrazione di Albuferon è sicura , ben tollerata e dimostra un’importante attività antivirale dopo solo 2 dosi in pazienti affetti a epatite cronica C genotipo 1 mai trattati precedentemente. Il tempo di somministrazione ogni 2-4 settimane è supportato dalla farmacocinetica e dalla risposta antivirale (Bain et al., pag. 9).
- La somministrazione di viramidina con interferone peghilato alfa2a in pazienti affetti a epatite cronica C mai trattati precedentemente ha ottenuto una risposta virologica ed è risultata sicura (Gish et al., pag. 39).
- La somministrazione di NM283 (valopicitabina) più interferone peghilato alfa2b ha mostrato una rapida e marcata attività antivirale in pazienti affetti da epatite cronica C, genotipo 1 (Afdhal et al., pag. 39).
- L’elasticità del fegato misurata con il Fibroscan correlata con la fibrosi istologica mostra una minore durezza in pazienti con epatite cronica C e remissione biochimica dopo trattamento. Pertanto il Fibroscan è efficace per monitorare la risposta alla terapia (Coco et al., pag. 258).

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti la cirrosi (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- Bassi dosaggi di albumina sono efficaci come i dosaggi standard per prevenire le disfunzioni circolatorie indotte dalla paracentesi in pazienti cirrotici con ascite tesa trattati con paracentesi di ampio volume di ascite (Alessandria et al., pag. 75).
- Sia il propranololo che la legatura delle varici esofagee sono sicure ed efficaci per la profilassi primaria del sanguinamento in pazienti con varici esofagee ad alto rischio (Drastich et al, pag. 79)
- L’infusione di L-aspartato di ornitina è sicura ed efficace nel trattamento dell’encefalopatia portosistemica in pazienti cirrotici (Abid et al., pag. 84).
- L’iponatremia severa è il fattore di maggior rischio di encefalopatia nel cirrotico (Torre et all, pag. 87)
- Nelle malattie croniche di fegato il Fibroscan è un metodo efficace non invasivo per diagnosticare la fibrosi. La combinazione di Fibroscan e Fibrotest o Form per la valutazione della cirrosi può evitare la biopsia nella maggior parte dei pazienti con epatopatie croniche (Foucher et al., pag. 78).
- Nei pazienti con cirrosi il Fibroscan predice la presenza e le dimensioni delle varici esofagee più accuratamente della misurazione del gradiente portale (Kazeni et al., pag. 82).

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti il carcinoma epatocellulare (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- L’infezione occulta con il virus dell’epatite B si associa al rischio di comparsa di carcinoma epatocellulare in pazienti affetti da cirrosi epatica da virus dell’epatite C (Adachi et al., pag. 170).
- Nell’epatite cronica B i livelli persistentemente elevati di HBVDNA sono un forte rischio per predire l’evoluzione in carcinoma epatocellulare indipendentemente dalla presenza dell’HBeAg, dell’infezione da HCV e dai livelli elevati di transaminasi. La riduzione dei livelli di HBVDNA si associa al ridotto rischio di evoluzione in carcinoma epatocellulare (Chen et al., pag.16).
- La carica virale è un forte predittore di rischio di carcinoma epatocellulare in pazienti infetti cronicamente dal virus dell’epatite B e con normali livelli sierici di transaminasi (Iloeje et al,., pag. 179).
- Basata su osservazioni a lungo termine la terapia con interferone migliora la sopravvivenza in pazienti affetti da carcinoma epatocellulare dopo resezione epatica (Saito et al., pag. 99).
- La brachiterapia è sicura ed efficace nel trattamento di carcinomi epatocellulare non resecabili (Bergk et al., pag. 89).
- La somministrazione di microsfere di Ittrio radioattivo rappresenta una importante novità, relativamente non tossica, per il trattamento dei carcinomi epatocellulari avanzati (Carr et al., pag.91).
- La radiofrequenza percutanea è un efficace trattamento nei pazienti cirrotici con carcinoma epatocellulare di 5 cm o inferiore (Lin et al., pag. 97).
- La radioterapia è in grado di curare carcinomi di piccole dimensioni con una buona tolleranza in pazienti cirrotici (Merle et al., pag.98).

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti il trapianto di fegato (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- L’Adefovir Dipivoxil migliora i parametri clinici e di laboratorio in pazienti con malattia epatica avanzata dopo il fallimento della lamivudina in pazienti in lista d’attesa per trapianto di fegato (Schiff et al., pag.5).
- In pazienti dopo trapianto di fegato affetti da epatite cronica B resistenti alla lamivudina la somministrazione di adefovir dipivoxil è stato in grado di eliminare l’HBsAg in una buona percentuale di pazienti (Barcena et al., pag.44).
- La somministrazione di interferone peghilato alfa2a e ribavirina in pazienti dopo trapianto di fegato ed epatite C è ben tollerata usando un dosaggio crescente. Un trattamento precoce prima dello sviluppo di una fibrosi avanzata aumenta la risposta alla terapia (Kontorinis et al., pag.53).
- L’interferone peghilato alfa2b più ribavirina ha ottenuto un risposta virologica sostenuta nel 33% dei pazienti con ripresa dell’epatite C dopo trapianto di fegato. La risposta è risultata soddisfacente nei genotipi 2 e 3 e poco soddisfacente nei genotipi 1 e 4 (Martini et al., pag. 55).
- Soltanto il 28% dei pazienti reinfettati con il virus dell’epatite C dopo il trapianto di fegato e trattati con interferone peghilato alfa2b e ribavirina hanno ottenuto una risposta virologica sostenuta. Il genotipo 2 è stato l’unico fattore predittivo di risposta (Picciotto et al., pag. 58).

NEWS DAL 40^ MEETING ANNUALE DELLA ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LO STUDIO DEL FEGATO (EASL) – Aprile 13-17-2005, PARIGI, FRANCIA
APRILE 2005
News riguardanti la steatosi non alcolica (J.Hepatol, vol. 42, suppl.2, Aprile 2005)
- Due terzi dei pazienti con elevazione delle transaminasi senza causa apparente hanno una steatosi non alcolica (de Ledinghen et al., pag.3).
- La mortalità per steatoepatite alcolica è superiore alla mortalità per le forme non alcoliche (Bellentani et al., pag. 3).
- La somministrazione di UDCA e vitamina E nei pazienti con statoepatite non alcolica non solo migliora i valori di laboratorio ma anche l’istologia epatica (Dufour et al., pag.4).
- Tutti gli stadi di steatosi non alcolica sono accompagnati da una cronica sistemica endotoxinemia che si correla con il grado di resistenza all’insulina e al diabete tipo 2 (Day et al., pag. 25).
- I pazienti con steatosi non alcolica possono beneficiare della deplezione del ferro(ottenuta mediante salassi); questi agiscono sulla sensibilità all’insulina (Guzzo et al., pag. 247).
- La graduale perdita di peso non soltanto migliora significativamente i livelli di transaminasi e la steatosi epatica, ma anche significativamente diminuisce la fibrosi epatica; pertanto dovrebbe essere considerato un trattamento sicuro per la steatosi non alcolica (Zelber-Sagi et al., pag. 257).

EPATITE VIRALE B- Il monitoraggio dei livelli di HBeAg può essere di aiuto per predire l’evoluzione della terapia con lamivudina in pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg positiva.
MARZO 2005
Il cambiamento dei livelli di HBeAg durante il trattamento con lamivudina può essere di aiuto non soltanto per predire la risposta al trattamento ma anche per riconoscere precocemente la riaccensione virale.(Park et al, J Viral Hepat., 12, 216, 2005)

EPATITE VIRALE B- Impatto della terapia con interferone alfa sulla progressione della fibrosi epatica in pazienti con epatite cronica B, HBeAg negative
MARZO 2005
Nei pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativo l’interferone riduce significativamente la velocità di progressione della fibrosi ma questo effetto è osservato principalmente in pazienti con risposta biochimica sostenuta. Nei relapser e non responder la fibrosi è simile a quella osservata prima del trattamento. Il maggior fattore associato alla progressione della fibrosi è l’attività necroinfiammatoria. (Papatheodoridis et al., J Viral Hepat. ,12, 199, 2005)

EPATITE VIRALE B- Follow-up a lungo termine dell’epatite cronica B dopo la comparsa della mutazione nella regione polimerasica.
MARZO 2005
Con l’insorgenza della mutazione nella regione polimerasica le condizioni cliniche del paziente peggiorano, pertanto il monitoraggio della mutazione del gene polimerasico è utile durante il trattamento con lamivudina nell’epatite cronica B.( Natsuizaka et al., J Viral Hepat.;12, 154, 2005)

EPATITE VIRALE C- Efficacia della somministrazione di PEG interferone alfa2b in monoterapia per 24 settimane nei pazienti con epatite acuta C dopo fallimento dell’eliminazione spontanea del virus.
MARZO 2005
Un trattamento con interferone alfa2b è efficace nel risolvere l’epatite acuta C nel 94% dei pazienti. Il trattamento può essere iniziato dopo 12 settimane dall’inizio della malattia e rivolto pertanto soltanto a quei pazienti che non hanno spontaneamente eliminato il virus. In questo modonon si perde l’efficacia della terapia. (Santantonio et al., J Hepatol., 42, 329, 2005).

EPATITE VIRALE C- Gli ostacoli al trattamento con interferone alfa in corso di epatite acuta sono maggiori nei pazienti tossicodipendenti rispetto agli altri pazienti.
MARZO 2005
Il trattamento dell’epatite acuta C con interferone peghilato è assai benefico ma la sua efficacia è ridotta per la scarsa accettazione o aderenza al trattamento soprattutto nelle donne e nei tossicodipendenti.(Broers et al., J Hepatol. , 42, 323, 2005).

EPATITE VIRALE C- Aggiunta dell’etanercept all’interferone e ribavirina nei pazienti affetti da epatite cronica C mai trattati: uno studio randomizzato controllato doppio cieco contro placebo
MARZO 2005
L’aggiunta di etanercept all’interferone e ribavirina migliora significativamente la risposta virologica alla fine del periodo di somministrazione; inoltre in questo gruppo di pazienti si sono osservati minori effetti collaterali dovuti alla somministrazione di interferone e ribavirina. (Zein et al., J Hepatol. , 42, 315, 2005).

EPATITE VIRALE C- Linfomi non-Hodgkin e altre malattie maligne non epatiche in pazienti svedesi con epatite cronica C
MARZO 2005
E’ riportata l’incidenza di varie malattie maligne di persone affette da epatite C. E’ stato osservata un significativo incrementato rischio di comparsa di linfomi non-Hodgkin e mielosi multipli.(Duberg et al., Hepatology, 41, 652, 2005)

CIRROSI EPATICA- Effetto del celecoxib e del naproxene sulla funzione renale in pazienti non azotemici con cirrosi e ascite.
MARZO 2005
La somministrazione per un breve periodo di celecoxib non riduce le piastrine, la funzione renale e la risposta ai diuretici nella cirrosi scompensata. Ulteriori studi sono necessari per valutare la sicurezza di questo farmaco a lungo termine nel cirrotico. (Clària et al., Hepatology, 41,579, 2005)

CIRROSI EPATICA- Legatura delle varici esofagee più nadololo in confronto alla sola legatura per la profilassi del risanguinamento delle varici: uno studio multicentrico.
MARZO 2005
Il nadololo più la legatura delle varici riduce l’incidenza del risanguinamento rispetto alla sola legatura. Il trattamento combinato potrebbe ridurre la probabilità della ricomparsa delle varici dopo eradicazione. (De la Peña et al., Hepatology, 41,572, 2005)

CIRROSI EPATICA- Evidenza di normale produzione di trombina in pazienti cirrotici nonostante alterazione dei tests di coagulazione convenzionali
MARZO 2005
La produzione di trombina è normale nei soggetti cirrotici. (Tripodi et al., Hepatology, 41, 533, 2005)

EPATITE VIRALE C- Tossicità sulla retina del trattamento con interferone peghilato nell’epatite cronica C: uno studio con elettroretinogramma multifocale
MARZO 2005
Una tossicità retinica subclinica durante la terapia antivirale con interferone peghilato e ribavirina si è rivelato frequente. Ciò suggerisce che i pazienti dovrebbero essere messi in guardia di questo rischio e monitorati durante il trattamento.(Chisholm et al., Aliment Pharmacol Ther., 21, 723, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLUALARE- Ruolo della embolizzazione arteriosa epatica nei pazienti con carcinoma non resecabile: uno studio multicentrico nazionale valutato dallo stadio tumorale
MARZO 2005
L’embolizzazione arteriosa epatica è utile come trattamento primario per pazienti con carcinoma epatico non resecabile. Il beneficio sulla sopravvivenza di tale terapia è dipendente dallo stadio el tumore.(Huang et al., Aliment Pharmacol Ther.;21,687, 2005)

EPATITE VIRALE C- Analisi della decisione dinamica per determinare la durata ottimale del trattamento dell’epatite cronica C
MARZO 2005
La dinamica dei livelli di alanina aminotransferasi e il costo del trattamento suggerisce un’utile alternativa per determinare la durata della terapia nei pazienti con epatite cronica C. (Veldt et al., Aliment Pharmacol Ther.,21, 539, 2005).

EPATITE VIRALE B- L’adefovir dipivoxil aggiunto alla lamivudina in pazienti con epatite cronica B HBeAg negativa resistenti alla lamivudina.
MARZO 2005
La somministrazione di adefovir dipivoxil in pazienti resistenti alla lamivudina provoca una significativa soppressione della replica virale. (Vassiliadis et al., Aliment Pharmacol Ther.;21,531, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Proposta di un nuovo modello prognostico per il carcinoma epatico: un’analisi di 403 pazienti.
MARZO 2005
Lo score di Tokio (che prende in considerazione 4 fattori: albumina sierica, bilirubina, dimensioni e numero dei noduli tumorali) è un sistema semplice che può prevedere la prognosi di pazienti affetti da carcinoma epatocellulare che richiedono terapia radicale. (Tateishi et al., Gut;54:419, 2005)

CIRROSI BILIARE PRIMITIVA E COLANGITE SCLEROSANTE PRIMITIVA- Quali pazienti con cirrosi biliare primitiva o colangite sclerosante primitiva dovrebbero essere sottoposti a screening endoscopico per la ricerca delle varici esofagee?
MARZO 2005
Dovrebbero essere sottoposti a screening per la presenza di varici esofagee i pazienti con piastrine >20 µml/l, livelli di albumina <40 g/l e livelli di bilirubina >20 µmol/l. (Bressler et al., Gut; 54,407, 2005)

EPATITE VIRALE C- Riattivazione dell’epatite C in pazienti con infezione cronica, genotipo 1b e 2c: uno studio retrospettivo di 206 pazienti non trattati
MARZO 2005
I portatori del genotipo 2c sono ad alto rischio di riattivazione epatitica suggerendo che la genetica virale sia importante nella storia naturale dell’HCV, ponendo dubbi sulla linearità della progressione della fibrosi epatica in questi pazienti. (Rumi et al., Gut, 54, 402, 2005)

EPATITE VIRALE C- Resistenza all’insulina riduce la risposta sostenuta all’interferone peghilato + ribavirina nei pazienti con epatite cronica C.
MARZO 2005
La resistenza all’insulina, la fibrosi e il genotipo sono fattori indipendenti in grado di predire la risposta alla terapia antivirale nell’epatite cronica C trattata con interferone peghilato e ribavirina. (Romero-Gomez et al., Gastroenterology.; 128, 636, 2005)

MALATTIE EPATICHE- Importanza dei fattori metabolici per l’incremento dell’alanina aminotransferasi in persone con altre cause di malattie epatiche.
MARZO 2005
L’obesità, la resistenza all’insulina e la sindrome metabolica sono forti predittori di incremento sierico di alanina aminotransferasi sia in persone con e senza altre cause di malattie croniche di fegato. Si può ipotizzare che la steatosi epatica di origine metabolica sia la causa reale dell’incremento dell’alanina aminotransferasi e che non sia riconosciuta nei pazienti con altre cause edi malattia epatica (virus, alcol, ecc.). (Ioannou et al.,Gastroenterology.;128, 627, 2005)

COLANGIOCARCINOMA- Fattori di rischio per la comparsa di colangiocarcinoma intraepatico negli Stati Uniti : uno studio caso-controllo.
MARZO 2005
Sono descritti fattori di rischio per la comparsa di colangiocarcinoma: presenza del virus dell’epatite C, dell’HIV, della cirrosi epatica e del diabete. .(Shaib et al., Gastroenterology.;128, 620, 2005)

CIRROSI EPATICA- Differenze nella sopravvivenza a lungo termine dopo shunt portosistemico intraepatico transgiugulare (TIPS) per ascite refrattaria e sanguinamento da rottura di varici esofagee.
MARZO 2005
Pazienti sottoposti alla TIPS per sanguinamento da rottura di varici esofagee hanno mostrato sopravvivenza più lunga in confronto ai pazienti che hanno ricevuto la TIPS per ascite refrattaria. (Membreno et al., J Gastroenterol Hepatol., 20, 474, 2005).

EPATITE VIRALE B- Fattori associati alla risposta alla lamivudina: studio retrospettivo in un centro specialistico che cura pazienti con epatite cronica B
MARZO 2005
I livelli di transaminasi prima del trattamento non sono associati alla risposta alla lamivudina; più basse piastrine e il sesso femminile nei soggetti HBeAg positivi sono importanti fttori predittivi di risposta favorevole al trattamento. (Hann et al., J Gastroenterol Hepatol., 20, 433, 2005).

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Miglioramento della diagnosi di carcinoma epatico in pazienti cirrotici con una massa epatica con aumentato flusso arterioso
MARZO 2005
L’ipointensità ritardata in corso di risonanza magnetica di una massa epatica con aumentato flusso arterioso, si è rivelato il più forte fattore indipendente predittivo di carcinoma epatico indipendentemente dalla grandezza della lesione. (Marrero et al., Liver Transpl , 11, 281, 2005).

CARCINOMA EPATOCELLULARE- Confronto dei risultati tra distruzione mediante radiofrequenza e resezione in pazienti con singolo piccolo carcinoma epatocellulare e funzione epatica conservata.
MARZO 2005
Nonostante un’alta percentuale di ripresa del tumore locale, la radiofrequenza si è dimostrata come efficacia simile alla resezione chirurgica per il trattamento di singoli piccoli carcinomi epatici nei pazienti con buona funzione epatica sia per quanto riguarda l’incidenza di metastasi a distanza, sia per quanto riguarda la sopravvivenza. (Hong et al., J Clin Gastroenterol. , 39, 247, 2005)

CIRROSI EPATICA- Trattamento quantitativo dell’iponatremia del cirrotico
MARZO 2005
La iponatremia nella cirrosi è frequentemente causata dalla terapia diuretica. Il trattamento può efficacemente essere guidato dalla stima precisa del deficit di sodio o dell’eccesso di acqua. I metodi di correzione descritti sono indicati soprattutto nelle forme severe.(Castello et al., Dig.Liver Dis.,37, 176, 2005).

CIRROSI EPATICA- Marcatori sierici di fibrosi possono prevedere con grande accuratezza la presenza di larghe varici esofagee
MARZO 2005
Marcatori sierici non invasivi di fibrosi possono correttamente predire la presenza o assenza di varici esofagee di medie o larghe dimensioni nell’86% dei pazienti affetti da patologia epatica alcolica. (Vanbiervliet et al., Eur J Gastroenterol Hepatol.;17,333, 2005).

EPATITE VIRALE B- Livelli anticorpali e protezione dopo la vaccinazione anti epatite B: risultati di un follow-up di 15 anni
MARZO 2005
La vaccinazione contro l’epatite B protegge fortemente dall’infezione per almeno 15 anni in tutte le età. Gli anticorpi diminuiscono nel tempo soprattutto nei bambini di 4 anni di età o più piccoli. (McMahon et al., Ann Intern Med.,142, 333, 2005)

CIRROSI BILIARE PRIMITIVA- Il raloxifene migliora la massa ossea in pazienti osteopeniche con cirrosi biliare primitiva: risultati di uno studio pilota
FEBBRAIO 2005
Raloxifene è un farmaco sicuro ed efficacia nel prevenire la perdita ossea in donne con cirrosi biliare primitiva. (Levy et al., Liver Int., 25, 117, 2005)

EPATITE VIRALE C- Cambiamenti virologici precoci e risposta sostenuta in pazienti con epatite cronica C trattati con interferone peghilato alfa2b e ribavirina
FEBBRAIO 2005
L’interferone peghilato alfa2 b più ribavirina produce cambiamenti significativi nella dinamica dell’HCV che possono essere evidenziati già 48 ore dopo la prima dose del PEG interferone e questi cambiamenti sono utili per predire la risposta terapeutica. (Gallegos-Orozco et al., Liver Int., 25, 91, 2005)

EPATITE VIRALE C- Ridotto rischio di carcinoma epatico in pazienti con epatite cronica C I cui livelli di alanino aminotransferasi sierica si riducono a meno di 2 volte il limite superiore della norma dopo terapia con interferone.
FEBBRAIO 2005
I pazienti con epatite crnica C con livelli di transaminasi inferiori di due volte i limiti superiori della norma dopo terapia con interferone presentano un rischio ridotto di evoluzione verso il carcinoma epatocellulare. (Moriyama et al., Liver Int., 25, 85, 2005)

CIRROSI EPATICA- Nei pazienti cirrotici la siderosi si associa ad accelerato scompenso e ridotta sopravvivenza
FEBBRAIO 2005
La presenza di sierosi si associa a funzione epatica più compromessa. I pazienti con sierosi hanno ridotta sopravvivenza e più rapido scompenso della cirrosi. (Kayali et al., Liver Int., 25, 41, 2005)

CARCINOMA EPATOCELLULARE- L’alcol, il tabacco e l’obesità sono fattori di rischio sinergici per il carcinoma epatocellulare.
FEBBRAIO 2005
L’alcol, il tabacco e l’obesità sono fattori di rischio indipendenti per la comparsa di carcinoma epatocellulare ed essi interagiscono sinergicamente nell’aumentare tale rischio.Pertanto è necessario stratificare i cirrotici in gruppi ad alto e basso rischio per una attenta zìsorveglianza.(Marrero et al., J. Hepatol, 42, 218, 2005)

EPATITE VIRALE B- Evoluzione clinica e istologica a lungo termine in pazienti con spontanea eliminazione dell’HBsAg
FEBBRAIO 2005
In pazienti con spontanea eliminazione dell’HBsAg la necrosi e l’infiammazione risultano marcatamente ridotte e la fibrosi non peggiora o regredisce nonostante l’infezione occulta dell’HBV. Tuttavia in una piccola percentuale dei casi si sviluppa il carcinoma epatocellulare. (Ahn et al., J Hepatol. 42, 188, 2005)

EPATITE VIRALE B- Prolungato trattamento con lamivudina in pazienti affetti da epatite cronica B HBeAg negativa.
FEBBRAIO 2005
Il beneficio clinico dell’impiego di lamivudina per un periodo superiore ai 2 anni è molto alto nei pazienti senza comparsa di variante YMDD. Addizionali terapie dovrebbero essere prese in considerazione per i pazienti con la comparsa della variante. (Rizzetto et al., J. Hepatol., 42, 173, 2005)

TRAPIANTO DI FEGATO- Interferone peghilato alfa2a per l’epatite C dopo il trapianto di fegato: due studi controllati randomizzati.
FEBBRAIO 2005
Interferone peghilato alfa2a per 48 settimane è sicuro e discretamente tollerato ed offre una certa efficacia nel trattamento dell’epatite C dopo trapianto di fegato. Studi futuri randomizzati sono necessari per stabilire l’efficacia dell’interferone peghilato associato alla ribavirina.(Chalasani et al., Hepatology; 41, 289, 2005.)

EPATITE VIRALE C- Alte dosi di ribavirina in combinazione con dose standard di interferone peghilato per il trattamento dell’epatite cronica C
FEBBRAIO 2005
Alte dosi di ribavirina in accordo a schedale individualizzate è fattibile ma sono più frequenti gli effetti collaterali, in particolare l’anemia. Le risposte virologiche me