|

Quali sono i tumori primitivi del fegato?
I tumori sono classificati in primitivi, originatisi nel fegato o secondari (metastatici) che colpiscono altri organi con successiva localizzazione nel fegato stesso.
I tumori primitivi possono essere suddivisi in benigni e maligni.
Quali sono i tumori benigni?
Il più frequente è l'angioma. Generalmente si ritrova per caso quando si esegue una ecografia o una TAC dell'addome spesso per patologie non epatiche. In genere non si fa alcuna terapia. Solo nelle forme molto estese si può ricorrere alla resezione chirurgica.
Altre forme benigne sono l'adenoma e l'iperplasia nodulare focale. Anche queste sono spesso riscontrate per caso. L'adenoma è sensibile agli ormoni femminili quindi va sospesa o non prescritta la pillola anticoncezionale. L'adenoma ha un piccolo rischio di emorragia (con dolore) e nel 5% dei casi può trasformarsi in una forma maligna. Pertanto andrebbe resecato se la sua localizzazione permette una facile asportazione. Nessuna terapia invece per l'iperplasia nodulare focale.
Quali sono i tumori maligni?
Il più frequente di tutti è il carcinoma epatocellulare che è la più comune neoplasia maligna nel mondo (almeno 1.000.000 di nuovi casi all'anno). La maggior
parte di questi tumori insorge in pazienti con cirrosi epatica (incidenza annuale di circa 3-4%). Fa eccezione l'Africa dove , invece, questa neoplasia compare in fegati normali.
Il colangiocarcinoma è il secondo più frequente tumore maligno primitivo del fegato e non compare in pazienti cirrotici, ma più frequentemente in corso di infiammazione delle vie biliari (origina dalle cellule biliari).
Il carcinoma epatico è frequente in Italia?
Non raggiunge le percentuali dei paesi africani e asiatici ma è il paese del mondo occidentale con il più alto numero di carcinomi epatocellulari. Ciò è dovuto all'alto numero di cirrosi (di origine virale o alcolica).
Come si fa la diagnosi di carcinoma epatico?
Tra gli esami del sangue è importante l'alfafetoproteina, esame dotato di una buona specificità soprattutto se il valore supera i 400 ng/ml nel sangue (valori normali fino a 10 ng/ml), ma di modesta
sensibilità in quanto solo nel 30-40% dei casi si osserva il suo incremento. Pertanto i metodi per una diagnosi consistono nell'esecuzione di un'ecografia e/o di una TAC e/o di una risonanza magnetica. La certezza si raggiunge con la biopsia epatica guidata dall'ecografia.
Oggi le diagnosi sono fatte abbastanza frequentemente e, spesso quando il tumore è in fase iniziale in quanto i cirrotici sono seguiti con attenzione determinando semestralmente l'alfafetoproteina nel sangue e facendo
eseguire l'ecografia epatica.
Esiste una terapia del carcinoma epatico?
Le attuali metodiche diagnostiche fortunatamente consentono di porre la diagnosi quando ancora il tumore è di piccole dimensioni, permettendo la scelta tra numerose opzioni terapeutiche. Il trapianto e la resezione chirurgica epatica sono considerati trattamenti curativi.
Il trapianto di fegato può in casi selezionatissimi curare radicalmente il tumore e la cirrosi con una sopravvivenza del 70% a 5 anni dal trapianto, mentre la resezione epatica nel paziente epatopatico è gravata da alti rischi di ricomparsa di altri tumori nel fegato rimanente (circa 70-80% a 5 anni dall'intervento) oltre che dai rischi di mortalità o di comparsa di complicazioni della cirrosi stessa.
Nei tumori piccoli sono andate sviluppandosi metodiche alternative alla chirurgia, capaci di causare la completa distruzione del tumore nel 70-80% dei casi e con risultati sovrapponibili a quelli della chirurgia per quanto riguarda i rischi di recidiva, ma in assenza di complicazioni importanti. Tra le più usate ricordiamo l'iniezione nel nodulo, sotto guida ecografica di alcol etilico puro o di acido acetico diluito al 50% .
Negli ultimi anni per il trattamento del carcinoma epatico è stato anche possibile utilizzare il calore prodotto da onde di radiofrequenza o dalla luce laser e portato direttamente all'interno del tumore mediante aghi. Sia l'ipertermia interstiziale con laser sia la termoablazione con radiofrequenza sono anche applicabili nei casi in cui il nodulo nel fegato sia una metastasi di un tumore ad origine da un altro organo.
Nel caso di HCC di maggiori dimensioni o con più noduli può essere utilizzata la chemioembolizzazione che consiste nell'introdurre un sottile catetere attraverso l'arteria femorale e l'aorta per raggiungere l'arteria epatica ed iniettare un chemioterapico, un olio (lipiodol) che l'aiuta a fissarsi nel tumore ed alla fine della procedura una sostanza (spongostan) che interrompe per breve tempo il flusso di sangue nell'arteria epatica , togliendo ossigeno al tumore ed evitando che i farmaci vengano subito dispersi nell'intero organismo.
|
|